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mercoledì, 25 gennaio 2006


THE KIRBY' S CURSE

Con colpevole ritardo torno a scrivere in questo mio spazio che inevitabilmente risente del più grande pregio/difetto (si può vedere in entrambi i modi, a parer mio) del suo padrone, ossia la pigrizia.

L'argomento che mi dà lo spunto per uscire un attimo dal maggiore dei miei pregi è un colloquio di lavoro che ho effettuato la settimana scorsa per una "prestigiosa" azienda.

Ma prima di descrivervi l'esperienza in questione c'è un antefatto da raccontare: circa un mese e mezzo fa vengo contattato telefonicamente da un'azienda nei pressi di Roma che sosteneva di cercare gente per gestire il personale; mi fissano un colloquio, io vado, compilo un foglio prestampato che recita la dicitura "Profilo psicologico", sostengo un colloquio di cinque minuti con una tizia le cui tette resteranno a lungo impresse nella mia mente, dopodichè saluto e dopo un'ora vengo richiamato per effettuare un secondo colloquio due giorni dopo.

Dopo due giorni torno e finalmente mi spiegano di cosa si tratta: l'ufficio in questione è una filiale di un'azienda che produce il Kirby, di cui la prosperosa tizia non mi spiega un granchè (oddio, magari l'ha anche fatto, ma io avevo gli occhi fissi sulle sue tette e la mente a fantasticare su audaci prestazioni), dice solo che è fatto di materiali usati anche dalla NASA; mi dice inoltre che dovrò sostenere una selezione finale con altre nove persone e, in caso di esito positivo, avrei sostenuto uno stage di sei mesi retribuito con mille euro mensili.

Io, attratto dai mille euro e ancor più dalla sua scollatura, accetto e dopo cinque giorni vado a sostenere la famosa selezione finale.

Mi presento in giacca e maglioncino casual (si erano raccomandati sull'abbigliamento professionale) e, per bene impressionarli, con una valigetta molto manager (che in realtà conteneva solo una bottiglietta d'acqua, il quadernone del fantacalcio su cui prendere appunti e la biografia di Rino Gaetano che stavo leggendo in quel periodo).
Entro nella sala riunioni insieme ai nove prescelti e veniamo accolti dalla tizia che, ahimè, indossava un maglione a collo alto (e già per questo si preannunciava una giornata di merda) e altri due figuri in giacca e cravatta dall'aria sorridente; il tutto con un sottofondo musicale molto carnevale brasiliano.

Mi chiedo se per caso non avessi sbagliato sala quando i tre tizi ci invitano a sederci e a farci un applauso di incoraggiamento.
Questa situazione surreale ha raggiunto il culmine quando finalmete abbiamo avuto il piacere di conoscere il famoso Kirby, che nient'altro è che un aspirapolvere multiuso molto pesante e molto caro.
Ed ha avuto il tragico epilogo quando ci viene annunciato che lo stage di sei mesi consisteva nell'andare in giro per le case, SETTE GIORNI A SETTIMANA, a illustrare le qualità del Kirby con aria soddisfatta e, possibilmente, cercare di venderne qualche esemplare.

Cortesemente dico che l'offerta non mi interessa, saluto gentilmente lanciando un'ultima occhiata al seno nascosto della tizia ed esco dall'ufficio.

Scusate il lungo antefatto, ma ora veniamo ai giorni nostri.

Dieci giorni fa vengo contattato, di nuovo al telefono, da un'altra azienda che mi dice di cercare nuove figure professionali; mi fissano un colloquio e dopo tre giorni mi presento nel loro ufficio.
L'ambiente mi suona familiare, infatti sulla porta d'ingresso leggo di nuovo quella scriita a caratteri cubitali: "KIRBY".

Decido di prenderla a ridere, entro, mi presento, e la segrataria mi dà di nuovo da compilare il famoso Profilo psicologico.

Ma stavolta non voglio correre rischi: metto una crocetta su aggettivi quali "instabile", "depresso", "inaffidabile", taciturno", ecc. ecc.

Mi chiamano per il colloquio e consegno il figlio compilato ad una tizia, stavolta senza scollatura prosperosa, la quale mi dice "Bene, signor Jeremy, ora porteremo il suo profilo psicologico a chi di dovere e..." gli dà un'occhiata "e...ssssììì....bene, il nostro esperto ci dirà se è idoneo".

Le dico che non ho mai sentito parlare del Kirby, lei mi spiega le solite cose mentre io trattengo a fatica le risate.
Finiti i convenevoli, ci salutiamo e la tizia mi dice che sarei stato eventualmente ricontattato entro un'ora per un secondo colloquio.

Stranamente non mi hanno ancora richiamato.

Postato da: jeremyspoken a 00:03 | link | commenti (3) |

mercoledì, 04 gennaio 2006


RICOMINCIAMO.

Ho cercato di essere il più originale possibile dato che non mi andava di intitolare un post sull'anno nuovo con citazioni di canzoni come "L'anno che verrà" o di film come "L'ultimo capodanno", quindi cercate di apprezzare il gesto.

Però l'originalità del titolo va a discapito dell'originalità del post, che parlerà di una cosa che, volenti o nolenti, silenti e violenti, in questo periodo ci ritroviamo tutti a fare: il famoso "bilancio dell'anno passato".
Ebbene sì, puntuale come i film di boldi-desica e pieraccioni vari, con la fine di ogni anno arriva sempre il momento di questo famoso bilancio, e io non me la sento di sottrarmi alla regola.

E dico che quello passato è stato un anno caratterizzato dalle conclusioni di alcune esperienze importanti della mia esistenza.

A febbraio si è conclusa la storia più bella, più lunga e più intensa della mia vita, ma questo credo che lo aveste già capito, e a distanza di quasi un anno dall'avvenimento credo di poter dire di esserne uscito abbastanza bene, sicuramente meglio di quanto potessi aspettarmi non più tardi di qualche mese fa.
La conclusione di questa storia ha portato con sè un'altra scia di conclusioni: ad aprile è finita l'amicizia con una persona che consideravo quasi come un fratello, e la conseguenza è stata anche la fine del gruppo con cui cantavo da sei anni e che avevo fondato io stesso.

Sapete quando vi arriva un pugno talmente forte da piegarvi le gambe, voi restate in piedi per miracolo e subito dopo un gancio sinistro vi manda al tappeto ?
Ecco, io ad aprile mi sentivo in quel modo. Mi sentivo al tappeto. E i colpi erano arrivati da due delle persone che mi erano più care.

Ora, ci ho impiegato "leggermente" più dei regolari dieci secondi, ma alla fine mi sono rialzato; ed alla fine è rialzarsi che conta, non il tempo che ci metti. La fretta è cattiva consigliera, ricordatelo sempre.

Lo so cosa pensate, pensate "ammazza che anno di merda che ha vissuto Jeremy", ma vi smentisco subito, perchè tra tutte queste conclusioni negative ce n'è stata anche una positiva: a marzo ho finalmente finito l'università.
So che ho preso una laurea inutile (Lettere, per la prescisione Storia del Cinema), ma almeno l'ho presa, non ho mollato. E poi volete mettere quando ti arrivano a casa le lettere e sulla busta c'è scritto "Dott. Jeremy" ?
Fa un certo effetto, devo ammetterlo.

Ma il 2005 ha portato anche altre cose positive.
Ho trovato dei nuovi amici.
Ho conosciuto nuove "amiche".
Ho avuto un'esperienza lavorativa che, seppur gratuita, è servita a farmi imparare cose che forse mi serviranno a trovare un lavoro vero.
Ho ricominciato a cantare in acustico con i chitarristi del mio vecchio gruppo ed io stesso ho ripreso a suonare la chitarra con discreto impegno.
Ho iniziato il corso di capoeira.
Ho incontrato una persona speciale che con la sua presenza sta allietando da un mese e mezzo la mia vita.

Ma soprattutto ho ritrovato qualcuno che in questi ultimi anni credevo di aver perso irrimediabilmente: me stesso, con tutte le mie passioni, i miei spazi e i miei interessi.

Ed oggi, con l'inizio del nuovo anno, posso dire che il bilancio del defunto 2005 è un pareggio.
E non è un cattivo risultato, se considerate che fino a poco tempo fa ero in svantaggio di brutto.

Diciamo che quest'anno è stato un pò come uno juventus-Roma di qualche tempo fa: sotto di due gol fino a un quarto d'ora dalla fine, riuscimmo a pareggiare all'ultimo minuto.

Un mese dopo la Roma vinse lo scudetto. E io, in fin dei conti, la classifica la sto risalendo.


Postato da: jeremyspoken a 23:24 | link | commenti (9) |

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